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ACQUE REFLUE

Le acque reflue, o acque di scarico, sono acque utilizzate dagli esseri umani in attività  urbane, domestiche, industriali o agricole, e che, a seguito dell’azione antropica, possono contenere sostanze organiche o inorganiche potenzialmente pericolose per la salute e per l’ambiente. Queste acque, prima di essere reimmesse nell’ambiente (in terreno, fiumi, laghi o mari) devono necessariamente essere monitorate e sottoposte a interventi di depurazione, in modo da non compromettere i normali equilibri dell’ecosistema. I recapiti ammessi per gli scarichi sono:

  • Acque superficiali (corsi d’acqua, acque marino costiere e laghi)
  • Suolo e sottosuolo (solo nei limitati casi consentiti)
  • Rete fognaria

La disciplina degli scarichi costituisce una delle componenti principali della normativa per la tutela delle acque dall’inquinamento ed è regolamentata dal D.Lgs. 152/06 (Parte terza, Tutela delle acque dall’inquinamento e la gestione delle risorse idriche) e successive modificazioni. I pilastri su cui si basa la regolamentazione degli scarichi sono l’obbligo di autorizzazione e il rispetto dei limiti di emissione, fissati in funzione degli obiettivi di qualità dei corpi idrici.

Infatti tra le finalità della normativa vi è anche quella di mantenere la capacità naturale di autodepurazione dei corpi idrici, in tale contesto diventa pertanto essenziale non solo l’applicazione di misure atte alla tutela quantitativa delle acque ma anche la tutela qualitativa delle stesse. “L’autorizzazione è rilasciata al titolare dell’attività da cui origina lo scarico” infatti,  solo il suo titolare è responsabile del superamento dei valori limite di emissione previsti dalla legge e soltanto su di lui grava l’obbligo di mantenere le acque reflue nei limiti.

I parametri maggiormente controllati (e i relativi limiti) dipendono dal ciclo produttivo e dalla particolare area industriale. Ad esempio per il territorio Aretino, noto per le sue rinomate industrie orafe, si ricerca in maniera particolare i metalli tra cui rame, cromo, nichel, zinco ecc (prodotti di numerose lavorazioni industriali); poichè questi rientrano nella tabella 5 dell’Allegato 5 del Testo unico sull’ambiente. Il quale all’ art. 137, comma 5, punisce con l’arresto fino a due anni e con l’ammenda da tremila a trentamila euro  “chiunque, nell’effettuazione di uno scarico di acque reflue industriali, superi i valori limite fissati nella tabella 3 o, nel caso di scarico sul suolo, nella tabella 4 dell’allegato 5 alla parte terza del presente decreto, oppure superi i limiti più restrittivi fissati dalle regioni o dalle province autonome o dall’autorità competente a norma dell’art. 107, comma 1, in relazione alle sostanze indicate nella tabella 5 dell’allegato 5 alla parte terza del presente decreto”. I limiti fissati sono molto bassi ad esempio il valore limite di emissione del Rame in acque superficiali è 0,1 mg/L mentre per le acque reflue recapitate in pubblica fognatura o nel suolo è di 0,4 mg/L , per cui è neccessario fare molta attenzione.

Altri parametri di importanza cruciale sono:

  • pH
  • COD (domanda chimica di ossigeno) e BOD (domanda biochimica di ossigeno)
  • Cianuri
  • Fosforo e Fostati
  • Azoto, Ammoniaca, Nitrati e Nitriti
  • Solidi sospesi totali
  • Tensioattivi (anionici, non ionici e cationici)

LaborChimica, avvalendosi dell’esperienza interdisciplinare e pluriennale del personale è in grado di eseguire analisi su ogni genere di acqua di scarico, così da soddisfare qualsiasi esigenza dei suoi clienti.

Gruppo Laborchimica
Le acque reflue, o acque di scarico, sono acque utilizzate dagli esseri umani in attività  urbane, domestiche, industriali o agricole, e che, a seguito dell'azione antropica, possono contenere sostanze ...
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